Le ricette

In questa sezione, fra il serio e il faceto, fra una ricetta vera e il ricordo di un sapore, di un rituale gastronomico e l’arte d’arrangiarsi figlia della fame, vi proponiamo, attendendo anche il vostro contributo, alcune tradizionali ricette marinare portaiole. Ricette semplici, che non trovereste da gustare in nessun ristorante del luogo, sia per la scarsità di materia prima, sia perché le mutate condizioni sociali non riterrebbero utile tale esercizio del gusto, soprattutto in termini di ritorno economico.

Non abbiamo più quel pescato, quell’olio di frantoio, anzi di trappìtu, e quel tempo infinito, fra il pranzo e la cena, in cui le donne, fra mille mestieri, preparavano le pietanze come il mago che, dal nulla, tira fuori il mondo. Provate solo per un attimo ad immaginare la freddezza inanime di un piatto pronto, quelli che oggi trangugiamo per mancanza di tempo e opponetevi una qualsiasi di queste ricette: qui il gusto è anche nostalgia del passato (non quello di pomodoro), amalgama di ricordi e poesia del non detto. E anche questo proverbio che ci ha accompagnato nella nostra gioventù, ossia che ‘u jancu e ‘u russu veni da lu mussu, non è che un altro modo per ricondurci alle persone attraverso la ricetta. Il mangiare diventa allora esercizio culturale oltre che mero istinto di sopravvivenza, malgrado il detto sembri non tenerne conto.

A tavola si gioca(va) un rituale che riassume(va) le più importanti funzioni della vita, a partire dalla condivisione del cibo attraverso la partecipazione corale della famiglia, fino all’esercizio della fantasia nel comporre e accostare le pietanze passando per la sacralità dell’augurio che sempre apre(iva) il pranzo: “cu bbona salute” si usava dire. Oggi ci accontentiamo del generico e godereccio “buon appetito” che fa già la differenza, differenza che ben seppe tradurre in versi il grande Eduardo nella sua poesia “’O rraù

‘O rraù ca me piace a me

M’’o ffaceva sulo mammà.

A che m’aggio spusato a te,

ne parlammo pe’ ne parlà.

Io nun songo difficultuso;

ma luvàmmel’ ‘a miezo st’uso.

Si, va buono: cumme vuò tu.

Mo ce avéssem’appiccecà?

Tu che dice! Chest’è rraù?

E io m’’o magno pe’ m’’o mangià…

M’ ‘a faje dicere ‘na parola?…

Chesta è carne c’ ‘a pummarola.

 Buona lettura e, se vi riesce la prova, cu bbona salute !!!!!

[catlist name=u-jancu-e-u-russu orderby=title order=ASC numberposts=-1]


Commenti

  1. aldo fiorenzano ha detto:

    Nei periodi di carestia al Porto si usava fare la pastina con i ” paddotti”: si prendevano a pochi centimetri di profondità due o tre pietre lisce con una vegetazione verdina intorno e si facevano bollire in acqua salata, poi si toglievano dalla pentola e si calava la pastina che prendeva il sapore di mare… Per secondo si facevano le lattucelle indorate e fritte o le rosamarine sempre indorate e fritte e per insalata si facevano le cime dei critini con olio e aceto. Le lattucelle sono delle piantine o molluschi irritanti da crudi che si trovano tra le pietre a bassa profondità che cotti hanno un buon sapore… le rosamarine invece sono delle velette azzurrine che in determinati periodi dell’anno stracquavano sulle spiagge e venivano accuratamente raccolte dalle mogli dei pescatori. I critini sono delle piantine che nascono sugli scogli. Questi erano cibi estremi perchè il sapore di mare, in assenza di pesci, veniva quasi sempre ricavato dalle patelle, dai caracoi e dalle maruzzelle, frutti di mare che non mancavano quasi mai….. I maccaruni i mari e i ricci invece si consumavano solo crudi.

    • tiziana tazzari ha detto:

      Carissimi fans
      Ho avuto modo di gustare dal vivo alcune di queste ricette cucinate da un portaiolo verace. (in loco)
      Vi assicuro sulla loro bonta’e riuscita. Certo il tutto accompagnato da prodotti ottimi provenienti da Maratea. Se avessi avuto i baffi me li sarei leccati…. Provare per credere. Grazie ancora per le ricette provero’le altre.
      Tt

  2. Maria Rita ha detto:

    Questo ventaglio di ricette invitanti e sfiziose fanno venire l’acquolina in bocca, ottime soprattutto se si utilizzano prodotti locali di qualità,come i pesci del

  3. Maria Rita ha detto:

    vostro bellissimo mare….
    Replicherò con vero piacere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *