Category Archives: La vita del borgo

Quanto è antica la festa del Porto? (di Luca Luongo)

 

Questa domenica si concluderà la festa di S. Maria di Porto Salvo, protettrice della frazione Porto di Maratea. A questa invocazione è intitolata anche la principale chiesa del Porto. Sempre domenica ci sarà la tradizionale processione sul mare. Ma quanto è antica questa tradizione?

La confraternita di S. Maria di Porto Salvo.

In molti libri, e in ultimo nei testi del progetto Maratea Sacra (i cartelli presso le chiese della nostra città), si sostiene che la chiesa del Porto risalga al XVIII secolo.

In realtà, non esistono documenti o tracce architettoniche a prova di quest’idea. Di una cappella di «S. Maria di Portosalvo» si parla in un documento del 1746, ma ci si riferisce all’altare dedicato a questa invocazione mariana nella chiesa del Rosario. 

Lì aveva sede la Confraternita dei Marinai di Maratea, esistente almeno dal 1598.

Delegazione di spiaggia e Capitaneria.

Per ricostruire la cronistoria della presenza dei militari del corpo delle Capitanerie di porto e della Guardia costiera al Porto di Maratea e renderne testimonianza in questo spazio, ci siamo avvalsi della preziosa collaborazione del maresciallo in pensione Antonio Mendicino che, per anni, ha svolto la propria funzione nell’ufficio circondariale marittimo.

Le capanne

Non molti di voi ricorderanno cosa fossero, e quale funzione avessero, le capanne che venivano costruite sulla spiaggia del Porto fino agli anni sessanta. In effetti “la tradizione” continuò anche oltre quella data, almeno fino a che la costruzione del molo nord e della banchina, non eliminarono per sempre la spiaggia.
La necessità di costruirle, era dettata dal fatto che, essendo le barche dei pescatori esclusivamente di legno, durante l’estate, andavano protette dal sole che, altrimenti, tendeva a dilatare il fasciame (detto taùlama in dialetto) con le conseguenze che è facile immaginare. Ovviamente non tutte le barche

Le donne del Porto

Le donne del Porto

Sono stato “rimproverato” per non aver dato alle donne del Porto, nei racconti della sezione “la vita del borgo”, il risalto che meritavano. Per la verità “l’argomento” è stato trattato nella pubblicazione con il titolo: “le donne dei marinai” nella sezione a loro dedicata; questo ha potuto far pensare che avessi considerato queste donne in secondo piano rispetto ai loro mariti. Messo a parte il fatto che questa considerazione non mi ha mai minimamente sfiorato e che non è mai stato mio intendimento far trasparire neppure una sensazione del genere, a pensarci bene, il borgo, fra gli anni fine ’50 e inizi ‘70 era popolato da diverse famiglie le cui donne non necessariamente erano madri e/o mogli di marinai. A riprova di questo basta leggere l’articolo sopra citato, unitamente a quello sui “libbani” per rendersi conto quale fosse il “peso specifico” di ognuna delle donne del Porto e del giusto risalto loro tributato.

Aneddoto (di Tania Formica)

Volentieri pubblichiamo un aneddoto inviato da Tania sul giorno della nascita del padre Saverio che, come tante altre testimonianze contenute nella sezione “la vita del Borgo”,dà l’esatta sensazione di nu munnu ca no ngè cchiù.
Era il 26 settembre del 1937 e le onde di una mareggiata si rincorrevano sulla grande spiaggia del Porto,in una casa affacciata sull’arenile (dove adesso c’è il ristorante Za’ Mariuccia) Tanella, in travaglio, veniva assistita nel parto dalla mammana (la levatrice) za’ Rusina. In serata venne alla luce un bel maschietto al quale venne dato il nome Saverio. In realtà si sarebbe dovuto chiamare Salvatore ma gli fu imposto il nome dello zio (vedi nella sezione storie “Cardinali”) annegato mentre salvava alcuni ragazzi del Porto durante una forte mareggiata.
Sopraggiunto il buio della sera, zà Rusina fu invitata a pernottare al Porto e,la mattina dopo, salita “na Chiazza”, si recò in Municipio a dichiarare la nascita del bambino. Come spesso accadeva a quei tempi,non si badò al giorno esatto della nascita ma venne registrato quello in cui fu dichiarato il lieto evento: come se mio padre fosse nato due volte.