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Cardinali

Era il 4 settembre 1934, al porto c’era una tempesta di libeccio, le onde solcavano quasi tutta la grande spiaggia e lambivano le prime case. Il vento soffiava fortissimo, ciò faceva presagire un ulteriore aumento della mareggiata .

La Ricciola (battaglia in apnea)

Alla metà  degli anni novanta a Maratea furono installate, a largo di Marina, delle “gabbie” per l’allevamento di spigole e orate. Erano costituite da un’intelaiatura di tubi in cui era contenuta aria compressa per consentirne l’affondamento in caso di mare agitato, e da un enorme rete a forma di sacco dove veniva allevato il pesce.

La nevicata del 1958

Pur essendo nato a Napoli nel lontano 1952, i miei primi anni li ho vissuti, per mia fortuna, al porto di Maratea. Abitavo nella casa materna, al secondo piano del palazzo che affacciava, prima della costruzione del porto, sulla grande spiaggia. Il grande arenile era il posto dove trascorrevo gran parte del tempo dedicandomi alla mia grande passione: tirare calci ad un pallone.
 

La mareggiata

Era l’11 gennaio 1987…

Le previsioni del tempo portavano tempesta da sudovest. Un vento impetuoso soffiava dal mare e le onde si facevano sempre più alte. Il porto era pieno di barche: quelle stanziali,i pescherecci e le paranze, anche quelle di San Nicola Arcella e di Torre del Greco. C’erano dei lavori in corso e quindi si trovavano nel porto anche due chiatte: un pontone e un contenitore in ferro per il trasporto della sabbia. La tempesta era annunciata perchè la pressione atmosferica era bassissima.

Il fantasma del Porto

Maratea, luglio 1963

Da qualche anno, una colonia di villeggianti senisesi si ritrovava puntualmente sulle scogliere di Maratea per trascorrere il mese di luglio al mare. Nonne, nipotini, mamme e bambini si godevano la quiete del porto, scandita da ritmi precisi e costanti: il bagno, il sole di mattina, riposo e passeggiata verso la piazzetta del Gesù di pomeriggio. La sera tutti sulla rotonda sul mare non per ballare, come recita la bella canzone dell’epoca di Fred Bongusto, ma per ritrovarsi, per chiacchierare, per raccontare le storie di tutti i giorni, accovacciati sui gradoni della pista. Il tutto si consumava in un clima di grandi risate, di gioia, di serenità a cui faceva eco il fragore delle onde che si infrangevano tumultuose sugli scogli. La gente di mare sembrava tollerare il “dolce disturbo” di quel vocio che a volte superava il rombo del mare. Ma una bella sera… mentre il rito si ripeteva, all’improvviso si levò dagli scogli un fantasma avventandosi verso la compagnia che fu talmente spaventata da rinunciare per moltissimo tempo a ritrovarsi sulla pista…