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A Cuda i Zìfuni

 

In Greco moderno, sifon, -onos, -onav, -unas significa, oltre che <sifone, pompa, tubo>, anche <uragano. turbine>. Sulla costa adriatica italiana ritroviamo questi significati secondari, a cui si aggiunge quello di (tromba marina>. La serie è arcinota (cfr. REW c REWS) ed è stata illustrata dal Merlo (1921). dal Vidos (1939, 575-577) e, più recentemente, dal Cortelazzo (1970, 229-230).

Venti correnti e tempeste

In questo articolo elenchiamo, in dialetto portaiolo, il nome dei venti, le correnti e le tempeste.

 

Ventu ‘i terra= vento di terra

Grecu= *Grecale o Greco. Dal lat. graecus. Vento da NE.

Libbìcciu= *Libeccio o Africo. Forse dall’ ar. lebeg e gr. Libykòsvento che proviene dalla Libia”. Vento da SO.

Menzujùrnu= *Mezzogiorno o Austro o Sud. Vento da S.

Sciròccu= *Scirocco. Dall’ ar. shuluq e genov. Scincovento di mezzogiorno”. Vento da SE.

Maìstu= *Maestrale o Maestro. Dal lat. magis ossia “principale”. Vento da NE.

Punènti= Ponente o Favonio o Zefiro. Vento da Ovest.

Livànti= Levante. Vento da Est.

Malipirtùsu= Vento locale proveniente da un passo sopra Marina di Maratea. Letteralmente “cattivo pertugio”

Zanluritu=Vento locale proveniente da un passo montano.

Surrintina= Venticello fresco e insistente.

 

Rema ‘i livanti= dal gr. Rhéuma der. di rhéinscorrere”. Corrente di levante.

Rema ‘i punenti= corrente di ponente

Rema frisca= corrente forte

Rema calma= corrente leggera

Bbufàgna= forse onomat. Da (b)afa incrociato col lat. favonius “vento del sud”. Vento caldo, sciroccoso.

 

Libbicciàta=mareggiata con vento di libeccio

Maistralàta=mareggiata con vento di maestrale

Sciruccàta=mareggiata con vento di scirocco

Cuda ‘i ventu= Ventata improvvisa e violenta che causa danni alla zona che investe.

Cuda ‘i zifùni o zifùnnu=dal gr. typhoo

Trupìa= dal gr. Tropaìa e lat. tropaeavento che ritorna dal mare”. Temporale. Nel golfo di Napoli, a Torre del Greco si dice trubbeja d’ ‘e cceràse il tipico temporale primaverile.

Bburiana= dal turco buraganvento turbinoso”. Temporale di breve durata con vento mutevole.

 

 

* considerare la posizione della rosa dei venti a centro Mediterraneo.

‘I Tunni

Da sempre, nel percorso attraverso il Mediterraneo impresso nel loro istinto, i tonni ci hanno onorato della loro visita soffermandosi per qualche giorno lungo la costa di Maratea, nello specchio d’acqua che, da poche decine di metri dalla riva, va fino a qualche miglio al largo.Tunnu, tunnacchiu, alalonga, zangùso, allittiràtu, pisantùni, questi sono i nomi con cui distinguiamo le varie specie, secondo dimensione e qualità.Si soffermano nel tratto di mare della nostra costa richiamati dalla presenza delle alici, delle sarde e di altre specie di pesci azzurri che costituiscono l’elemento primo della loro catena alimentare.
 

u Cingiorru

 

 

Sin da piccolo ho avuto una grande attrazione per il mare, avendo vissuto al porto di Maratea fino alle elementari non avrebbe potuto essere diversamente, e per la pesca. Pur non essendo un profondo conoscitore delle varie tecniche/mestieri di pesca, mi ha sempre incuriosito molto praticarle nel periodo coincidente con le vacanze estive. Dopo i primi anni delle elementari alla scuola della stazione (foto), per motivi lavorativi di mio padre,ci trasferimmo a Napoli senza però mancare una volta di trascorrere le festività scolastiche e l’estate, nella casa materna del porto.

Una strana pescata

Sul finire degli anni Sessanta e gli inizi del decennio successivo, al Porto di Maratea, si praticava una     pesca affascinante  e avventurosa  se non altro perchè le auspicabili catture, oltre a pescespada di notevole taglia, potevano essere costituite da tonni il cui peso riusciva spesso a superare  i quattrocento chili. Il mestiere era costituito da coffe che si andavano a calare a dieci, dodici miglia a largo del porto dove, a quei tempi, non era difficile imbattersi nel passaggio migratorio verso il Tirreno Settentrionale delle suddette specie pelagiche. Avendo sentito parlare spesso di questa pesca, e avendola pure praticata, sebbene solo una volta, ho chiesto ad  Aldo Fiorenzano, quale facente parte stabile della “chiurma”, di raccontare un episodio tale da rendere un’ idea, almeno verosimile, dello svolgimento della stessa.