Category Archives: La pesca
Una strana pescata
Sul finire degli anni Sessanta e gli inizi del decennio successivo, al Porto di Maratea, si praticava una pesca affascinante e avventurosa se non altro perchè le auspicabili catture, oltre a pescespada di notevole taglia, potevano essere costituite da tonni il cui peso riusciva spesso a superare i quattrocento chili. Il mestiere era costituito da coffe che si andavano a calare a dieci, dodici miglia a largo del porto dove, a quei tempi, non era difficile imbattersi nel passaggio migratorio verso il Tirreno Settentrionale delle suddette specie pelagiche. Avendo sentito parlare spesso di questa pesca, e avendola pure praticata, sebbene solo una volta, ho chiesto ad Aldo Fiorenzano, quale facente parte stabile della “chiurma”, di raccontare un episodio tale da rendere un’ idea, almeno verosimile, dello svolgimento della stessa.
Nodi
Parillàtu = parlato. Forse dal lat. pār “pari” perché trattasi di nodo doppio.
Chiaru = piano. E’ un nodo che serve per unire cime sottili. Il lat. plānum “piatto, privo di asperità” sta anche per “chiaro, comprensibile”.
Scurritùru = scorsoio. Nodo che si stringe tirando la cima. Dal lat. currere con s intensiva, “che scorre”.
Mazzacca = nodo Margherita. Nodo che serve per accorciare una cima. Il risultato di tale operazione produce un groviglio assimilabile ad una salsiccia. Forse dal lat. mazācaram “salsiccia, lombrico”. Potrebbe essere anche derivato dalla composizione di Margherita con assuccato che in genovese significa “tesato”.
Gnummatùra = impiombatura. E’ l’operazione che unisce due cime o la parte terminale di una cima sul proprio asse a formare una gassa. Dal lat. plumbāre “saldare, chiudere con piombo”
Cassia o gassa = gassa d’amante. Nodo ad anello al capo di una cima. Probabile voce genovese, dal lat. volg. capitiàre deriv. dal lat. classico căput “capo, estremità”.
Ricciàrdu = nodo del terrazziere. Qualsiasi nodo mal riuscito. Probabilmente per la forma non regolare, ricciuta.
Pesca con gli ami
La lampara
Negli anni 40 – 60, a Maratea vi era più di una lampara, ma le principali possiamo dire fossero quattro. La “Chiurma” (l’equipaggio) era costituita da un capo pesca (solitamente proprietario della rete e delle barche necessarie) e da 9/10 marinai che ruotavano sulla stessa lampara o su altre a seconda della necessità. Di seguito riportiamo i nomi dei capo pesca e dei marinai che prevalentemente, “inu na lampara cu…” (andavano alla lampara con…):