Marinai

A mio zio (di Mario Chiappetta)

      Era un po’ di tempo che, mio malgrado, non visitavo il sito curato dai miei fratelli e dal simpatico amico Aldo Fiorenzano. Ebbene, sono rimasto come sempre colpito da tutte le storie riportate e raccontate e che, nonostante siano già state lette e rilette, lasciano sempre in me qualcosa di indescrivibile tale

Schettino Raffaele

detto ù Vaccaru perchè, quando non impegnato nella pesca, accudiva le mucche della famiglia della moglie Assunta. In una fredda serata di gennaio ci ha lasciato uno degli ultimi grandi marinai del Porto, che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere apprezzandone la grande abilità nell’arte marinaresca.Solitamente preferiva calare i mestieri da solo sia

Zaccaro Vittorio

detto Vernillu perché ghiotto di un tipo di fichi. Era pescatore di lambara e,certo il più loquace dei fratelli Giuvannuzzi. Non avendo particolare predisposizione per il mare ,era emigrato in America per un certo periodo. Si racconta che il giorno del suo matrimonio sia legato ad una delle peggiori mareggiate che si ricordino, quando non

Zaccaro Umberto

 detto zù Monaco perché il nonno pretese che fosse un monaco a benedire il suo cane quando questi morì. Uno dei più valenti marinai del Porto e senza dubbio il più rispettato per il grande carisma . Proprietario di una delle lambare del Porto. Rimando i dettagli del personaggio allo scritto di Aldo Fiorenzano nella

Zaccaro Mosè

detto Gnesune per la somiglianza ad uno  zampognaro di Massa che aveva quel nome. Era un abile ed esperto “sarcituro” esperto, cioè, nella rammendatura delle reti. (nella foto intento a sistemare la lambara sulla spiaggia).

Zaccaro Giovanni

detto Giuvannuzzu  Capostipite della famiglia Zaccaro la più importante,non solo numericamente,della marineria del Porto. ( foto del foglio di Ricognizione di Pizzo )

Zaccaro Giuseppe

detto ù Cagnolu perché ghiotto dell’omonimo   pesce.

Zaccaro Giuseppe

detto Sciatorru perché per ravvivare il fuoco del camino usava un attrezzo chiamato “usciaturu”. Marinaio di fiumicello andava alla lambara con Giampietro.

Zaccaro Gerardo

detto Cilarduzzu. Di gran lunga il miglior pescatore di cernie con i filaccioni, nonché esperto lampista nella lambara. Era anche molto esperto nella  pesca col rizzacchio.

Zaccaro Gaetano

detto ù Colossu in contrapposizione alla piccola   statura. Era noto come grande mangiatore di spaghetti . La moglie ne cucinava un pacco da un chilo e glielo serviva in una zuppiera e  assicurava che “però nò mangi sicunnu “ faceva, a volte, a meno del secondo piatto.

Zaccaro Francesco

detto IgnoAgnu, pescatore di lambara nonché grande tifoso del Napoli.

Zaccaro Biagio

detto ù Pàcciu per il carattere imprevedibile. E’ stata   una delle figure più pittoresche della marineria del Porto. Rimando i dettagli del personaggio allo scritto di Aldo Fiorenzano né I Giuvannuzzi    nella sezione “per non dimenticare del tutto…” del sito.

Zaccaro Antonio

detto ù Baruddu che deriva da barone in quanto amante  del vivere bene e non uccidersi per il lavoro. (a destra nella   foto, con camicia bianca)

Zaccaro Antonio

detto ù Burru dallo spagnolo somaro perché grande lavoratore. ( nella foto seduto a murata sulla barca )

Versace Francesco

detto Cacciaturu II solo perchè fratello di… Fu uno dei primi ad intuire le potenzialità turistiche del nascente porto agli inizi degli anni sessanta.

Versace Domenico

detto Cacciaturu perché amante delle donne. ( nella    foto con il vestito vicino ù Pacciu )

Schettino Gaetano

detto à Vurpacchia perché usava mettere trappole per le volpi . Amava pescare con la canna recandosi anche di notte, in posti impervi dove pochi osavano andare.  (nella foto dietro a ù Pacciu e Vernillu)

Schettino Biagio

detto ù Uappùni  : spaccone per certi suoi   atteggiamenti anche se la figura minuta tutto faceva pensare  tranne che ad un guappo.

Romano Saverio

detto ù Cardinali per la forma della capigliatura somigliante alla mitra cardinalizia. Grande nuotatore dotato di fisico atletico, morì giovanissimo durante una mareggiata ( vedi nelle storie di Aldo “per non dimenticare….) nel tentativo riuscito, di salvare dai marosi alcuni compaesani che avevano   sfidato la furia del mare.

Romano Giuseppe

detto u Zoppu perché riusciva ad essere sempre in ritardo in ogni occasione. (a destra nella foto).

Romano Dionisio

detto Nasiceddu per risaltare la forma del suo naso non esattamente piccolo. Profondo conoscitore dei toponimi della costa  era emigrato a Caracas dove gestiva un negozio di generi alimentari con i parenti.

Romano Biagio

detto ù Zilluseddu perché portava il parrucchino . Andava alla lambara con zù Monicu  a cui portava la contabilità dell’attività della pesca . ( nella foto con il bambino in braccio )

Raele Vincenzo

detto Cazzaneddu . Era un celebre pescatore bevitore e bestemmiatore, era privo di un braccio e di un occhio e viveva secondo natura, alzandosi al sorgere del sole e coricandosi al suo tramonto , non prima di averlo salutato  riverentemente. Le cernie erano i pesci che amava pescare  con i filaccioni conoscendone perfettamente le tane.

Possidente Giovanni

detto à Pisciarella  per il modo di rivoltare    maneggiandolo, il pesce pescato per indicarlo ai compagni o agli acquirenti. Marinaio di indubbia bravura ma altrettanto assistito dalla fortuna. Era uno dei proprietari delle lampare presenti al  Porto negli anni  sessanta e amava praticare molti tipi di pesca. Tra  le altre si dedicava , nei mesi

Possidente Francesco

detto ù  Sturiùni dal nome del pesce.

Possidente Antonio

detto à Scienza  perché ,quando si discorreva, sapeva tutto lui di qualsiasi argomento trattato. (foto  in primo  piano)

Pappalardo Domenico

detto Caramellu perché ghiotto di caramelle. Personaggio pittoresco, non molto alto ma in compenso abbastanza “rotondetto”. Una volta tornato da Caracas, dove era emigrato in cerca di fortuna (scarsa per la verità), si stabilì al Porto. Parlava utilizzando la “V” al posto della “R” la qual cosa rendeva ancora più esilaranti i mirabolanti racconti della

Pappalardo Antonio

detto Cataùni perchè quando si facevano le “parti”   per il  ricavato della pesca diceva di dividere tanto cadauno .

Pagliaro Giovanni

detto Ho intuito evero che era il suo modo di confermare di aver capito cosa si stesse dicendo. Andava in modo sporadico a mare con Beniamino perché la sua attività prevalente   era quella di operaio nella fabbrica di Praia.

Pagliaro Biagio

detto à Murina per via del modo di fare svelto e    sgusciante.

Nicolao Raffaele

detto Felucciu à mùta perché figlio di una donna   muta . Andava alla lambara con Giampietro.

Martino Giuseppe

detto Gianni senza paura per il suo carattere  impavido. Andava alla lampara con Giuvannuzzu e alla pesca con le reti da fondo con Giuseppe Zaccaro.

Martino Biagio

detto Blasittu. Andava alla lambara con i Giuvannuzzi.

Martino Bernardo

detto Zio Benny (foto) da giovane ricordato come roccioso terzino del Maratea Calcio , da marinaio come fedelissimo compagno di pesca di Pinuccellu sia con lo strascico che con il Cingiorro per le alici e i tonnetti . E’ morto ,per un malore, sulla  banchina in un freddo pomeriggio di gennaio.

Limongi Vincenzo

detto Picareddu come , per discendenza erano  chiamati gli antenati.

Limongi Petro

Era uno dei proprietari delle lambare del Porto anni 50.

Limongi Antonio

 detto Taglacapu perché quando si macellava il maiale deputato al taglio della testa. Andava con Bifareddu a pesca di vope a Santoianni . Viveva in un basso da solo e aveva, come comodino, una damigiana di vino a cui attingeva direttamente. Usava spostarsi lungo   la strada che portava alla cantina di Virgiliu appoggiandosi ad una sedia 

Licasale Gerardo

detto Menzu Chilu  Persona esile e minuta deve il  soprannome alla Maestra ì Gnaziu . Quando andava alle elementari spesso non trovava posto nel banco. La maestra lo esortava a sedersi perché “ nu menzu chilu i cristianu “ poteva facilmente ricavarsi uno   spazio.Emigrato in America del sud ,oltre ad avere una grande passione   per

Leserre Luigi

detto zu Luiggiu  per rispetto al grado di ex maresciallo della Regia Marina . Era un celebre bevitore di vino, tanto, da averne la voce tremolante  e poco comprensibile da chi ne ascoltava i  racconti. Non era un estimatore dei preti e soleva, imprecare tentando, inutilmente, di mordersi la punta del  gomito del braccio destro

Lemmo Raffaele

detto ù Ciucciàru perché lavorava come un mulo. Quando andavano  nu  sciavicheddu, vi era l’abitudine, tra una cala e l’altra, di riposarsi sulla spiaggia. Lui approfittava della sosta per andare a mungere delle mucche che pascolavano in prossimità della   stessa, per poi portare il latte agli altri pescatori.

Lemmo Matteo

detto Pappuncellu dal nome del nodo che univa le due cime per tirare in secco la barca.

Lemmo Francesco

detto Cicchitiellu come diminutivo di Ciccio. Nella foto il primo sulla sinistra.

Lembo Biagio

detto Gnaziu dal nome del nonno. Grande esperto di nasse.  (nella foto con il cappello in mano tra zù Monaco e Beniamino)

Lammoglia Giuseppe

detto Moca Moca  perché , quando andava a mare   soleva incitare i compagni a remare: Voca! Voca!  da cui …

Iannini Saverio

detto jucciu . Emigrato in America Latina. Nella foto l’ultimo sulla destra con il maglione rosso.

Iannini Saverio

detto ù Càneu per il carattere scontroso e aggressivo. Emigrato in Colombia era molto esperto di pesca con gli ami che praticava con il cugino Saverio detto juccio.

Iannini Raffaele

detto  ù Nivuru perchè scuro di carnagione.Era proprietario di una lambara.

Iannini Francesco

detto Lentu Lentu a causa dall’andatura resa incerta da una malattia da cui era affetto. Andava alla lambara con i Giuannuzzi. ( nella foto il primo a sinistra )

Iannini Biagio

detto ù Mutùri per il desiderio più volte rappresentato ai compagni nei lunghi spostamenti a remi.

Giffuni Ambrogio

detto à Tigra  un soprannome che si era dato egli stesso quando era alticcio.

Iannini Carlo

detto Carvanzu per la passione per i ceci che in spagnolo si chiamano carvanzo. Emigrato in Venezuela aveva una barca a cui aveva  dato il nome di Impero.

Fiorenzano Giuseppe

detto ù Spàgnolu perché emigrato in America Latina . Aveva la lambara in società con Giampietro. (nella foto il quarto da sinistra tra ù Pacciu e Rumanu)

Fiorenzano Biagio

Era un marinaio autonomo con   mestieri e barca propri . Andava anche alla lambara con Zù Mònico. Era un abile “sarcituro” (così erano detti i pescatori bravi costruire e rattoppare le reti) e,   per tale motivo, portava la” crucella” o sotto il basco o sull’orecchio. (nella foto il secondo a sinistra).

De Vivo Eugenio

detto Uà-Uà perché ,quando andava alla lambara   indicava ai compagni : guarda ( Uà )  come fa il mare  a Praia. Andava a mare con i Giuvannuzzi in tutti i tipi di pesca praticati : lambara, tartano, reti di fondo ecc. Passava  il tempo libero nella cantina di Virgiliu non disdegnando bevute di vino

Di Flora Gennaro

Oltre che valente pescatore era molto capace nella lavorazione della carne di maiale e, in particolare, delle salcicce.

Di Flora Biagio

detto Bifareddu come si chiama una specie di pesci: i Cerri. Marinaio di notevole livello pertanto molto stimato dagli altri pescatori. La prima lambara  del porto fu la sua prima di dedicarsi alla pesca delle vope a Santoianni con lo “sciavicheddu”.

De Biase Saverio

detto ù Tranquillu per il carattere mite,  anche lui specializzato nella pesca con le reti di fondo.

De Biase Filippo

Felipe era un giovane del porto, piccolo di statura ma molto sveglio di carattere, aveva perso suo fratello in guerra, affondato insieme al sommergibile dove era imbarcato e conservava in tasca il foglio di giornale che recava la notizia dell’affondamento del sommergibile con tutti i nomi dei caduti compreso quello di suo fratello.  Era emigrato

Cernicchiaro Angelo

Detto Angiollo perché usava chiamare le alici “ angiola” ( in spagnolo ). Tipo dal fisico prestante, andava alla lampara e alla menaide con i Guannuzzi . Era appassionato alla pesca delle cernie, con i filaccioni, e dei totani.

Brando Gaetano

detto Fissinella perché molto mite . Andava saltuariamente alla lampara con  Pisciarella . Mori in un incidente stradale a Praia .

Brandi Giuseppe

Detto Fransuà perché emigrato in Francia. faceva parte della “chiurma” di “Giampietro” al secolo   Pietro Limongi quando si andava alla “lambara”.

Amato Rocco

Detto Ngi su ì .  (ci sono io) Persona corpulenta e mite. Era    fidanzato con una ragazza , molto esile, di Sapri che quando spirava vento forte, aveva paura. Rocco la stringeva a sé e la rassicurava dicendole: ngi su ì.

Amato Raffaele

 Detto “Posciò” perché quando si riposava assumeva un atteggiamento simile ad un Pascià da cui…  era un uomo di grossa corporatura ed altrettanto grande appetito, tanto che di lui si raccontano enormi abbuffate di alimenti più disparati. Una volta fu capace di mangiare più di quaranta fichidindia con gravi conseguenze … intestinali. Era un abile

Le donne dei marinai

Le donne dei pescatori erano dedite a molteplici attività oltre quella, prevalente, della cura dei figli e della casa. Fra queste, quella della vendita del pesce pescato dai marinai del porto era sicuramente la più impegnativa; sicché tutti i giorni, in cui le condizioni del tempo consentivano agli uomini di andare a pesca dedicandosi ai

Proverbi marinari

In questa sezione vi proponiamo alcuni proverbi marinari. Molti di essi non sono di grande utilizzo al di fuori della cerchia portaiola e la perizia e la pazienza di registrarli che ebbe Aldo ci induce, per non perderne memoria, a riorganizzarli, spiegarli e renderli di nuovo pronti alla parlata corrente. Nei detti sta gran parte