Le capanne

Non molti di voi ricorderanno cosa fossero, e quale funzione avessero, le capanne che venivano costruite sulla spiaggia del Porto fino agli anni sessanta. In effetti “la tradizione” continuò anche oltre quella data, almeno fino a che la costruzione del molo nord e della banchina, non eliminarono per sempre la spiaggia.
La necessità di costruirle, era dettata dal fatto che, essendo le barche dei pescatori esclusivamente di legno, durante l’estate, andavano protette dal sole che, altrimenti, tendeva a dilatare il fasciame (detto taùlama in dialetto) con le conseguenze che è facile immaginare. Ovviamente non tutte le barche riuscivano a trovare posto all’ombra delle capanne; solitamente vi si mettevano quelle a motore (i primi entrobordo) e/o quelle più grandi e meno utilizzate nel periodo compreso tra Luglio e Agosto dato che, per le tipologie di pesca praticata in quella parte dell’anno (filaccioni, totani, catranelle ecc.), erano sufficienti le lance “’i lanzi” che quasi tutti i marinai possedevano come seconda imbarcazione o come unica, nel caso in cui questa veniva usata per tutto l’anno, per esempio alla maniera d’ ‘u Vaccaru. Quelle esposte alla canicola venivano protette con un lenzuolo bianco e spesso “innaffiate” dal proprietario con numerose secchiate d’acqua: operazione che non sempre risultava sufficiente a scongiurare la tenuta del fasciame. Per questo motivo i marinai erano costretti ad “abbunare” le lance affondandole completamente vicino la riva e lasciandole in “ammollo” per qualche giorno in modo da consentire al legno di dilatarsi e favorire la successiva calafatatura. L’uso di costruire le capanne verso la metà di giugno risale indietro nel tempo sicuramente prima dello scorso secolo, ma è a partire da inizio ‘900 che se ne hanno prove fotografiche. Nel 1908 ad esempio, se ne costruivano addirittura tre: una al termine della “’mbraiata” e a ridosso delle “doganelle” e altre due in prossimità dell’attuale bar del Porto, in modo che la restante parte della grande spiaggia potesse essere utilizzata per asciugare le reti delle lampare. Dagli anni ’50-‘60 di capanne ne veniva impiantata una sola ad una trentina di metri dalla riva, solitamente a forma rettangolare (approssimativamente: larga 12, alta 3 e lunga 6 metri). Per la costruzione venivano utilizzati dei pali in legno, la cui stabilità era rafforzata mettendo varie corone di pietre, nello scavo, attorno al palo stesso. Nel periodo di non utilizzo i pali venivano custoditi dai marinai che possedevano ‘nu funnicu. La copertura della capanna era costituita da fascine di “sparto” (piante di ginestra) anche queste custodite nei fondaci e riutilizzate, opportunamente integrate con delle nuove, per garantire una copertura uniforme che assicurasse l’ombreggiatura giusta. Nelle calde a assolate giornate estive, non solo le barche trovavano ospitalità sotto le capanne, ma anche qualche marinaio dedito alla pennichella (tipicamente Poscio’), qualche coppietta che si scambiava effusioni e, naturalmente, noi ragazzi che godevamo della frescura in attesa che calasse il sole per iniziare la giornaliera partita a pallone.

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