Marina e Castrocucco

Cala Jannita

È la spiaggia che nella cartellonistica stradale viene indicata come “Spiaggia nera”, nome che in realtà appartiene al principale stabilimento balneare qui posto. Il suo nome, ripristinato nella stragrande maggioranza delle carte e guide turistiche – grazie anche, fa piacere scrivere, al lodevole impegno della proprietà del lido “Spiaggia nera” – deriva probabilmente dall’isoletta di Santo Janni, che si affaccia nello specchio di mare davanti questa spiaggia.

Ilicini

Nella cartellonistica e nel linguaggio comune si è scritto e si è presa l’abitudine di pronunciare questo nome con una doppia che in realtà non c’è. Pare che quando venne qui stabilita un’attività turistica, il cartello pubblicitario si scrisse con due “l” per un errore di comprensione causato del fenomeno linguistico della geminazione consonantica, comune a molte parlate meridionali, che porta a pronunciare alcune parole con le doppie anche quando non ci sono (come ad esempio Eboli, Roberto, ecc.)

Il termine dialettale Ilice sta per l’italiano “leccio”, e questo toponimo vuole indicare i piccoli alberi di questa specie resi nani dalla salsedine.

Cala Vecchia

È quella che nella cartellonistica stradale è indicata come “spiaggia di Santo Janni”. Il nome è stato ripristinato in tutte le carte e guide turistiche pubblicate oggi.

Cala Grande o Cala di don Nicola

È la spiaggia che nella cartellonistica e nel linguaggio comune viene chiamata “spiaggia del Macarro”.

Il primo nome, di significato intuibile, ricorda che questa è la spiaggia più grande della zona. Il secondo ricorda l’acquisto fatto della spiaggia da parte del sacerdote Nicola Calderano a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo.

L’attribuzione erronea è nacque negli anni ‘70, per opera della neonata Azienda di Promozione Turistica. Da diverse testimonianze orali raccolte, sappiamo che quando si dovettero confezionare i primi depliant illustrativi e guide turistiche sulla costa di Maratea, vennero intervistate parecchie persone per conoscere il nome delle spiagge. Arrivate a questa, i due toponimi autentici vennero giudicati non idonei al mercato turistico (incredibile ma vero!) e venne quindi preso il nome “Macarro”, toponimo che in realtà indica quella zona boschiva dove sorge l’antico frantoio della famiglia Panza, attraversato dalla Strada Statale 18 dopo la contrada S. Giuseppe (dove ci sono le grotte di Marina, per intenderci) e poco prima delle prime case della frazione, venendo da nord, perché ritenuto meglio facilmente assimilabile da parte di villeggianti a caccia dell’esotico.

L’uso del nome “Macarro” per indicare la spiaggia è quindi un errore particolar-mente grave, perché priva un altro luogo del suo nome,1 sebbene si deve ricordare essere invece inoppugnabile e legittimo il suo uso come nome proprio di uno dei due stabilimenti balneari qui posti. Tra l’altro, negli ultimi anni qualcuno ha voluto lanciarsi in spericolate spiegazioni storico-filologiche per giustificare l’uso del toponimo “Macarro” in relazione a questa spiaggia. Si è argomentato infatti che il toponimo trarrebbe origine dal culto di S. Macario Eremita, le cui reliquie sono conservate nella basilica di S. Biagio, arrivate a Maratea, secondo antica tradizione, insieme a quelle del santo armeno.

Ricculina o Ricculilla, L’abissu, ‘Mpede u Citru o ‘Mpede u Citrinu

Si trovano nella costa al di sotto del complesso della cooperativa dei pescatori di Marina. La prima è un piccolissimo accenno di spiaggia tagliato in due da un costone di roccia. Il nome deriva dalle alghe qui presenti, a forma di riccio.

La seconda non è esattamente una spiaggia, ma un punto della costa a strapiombo. L’ultima è una piccola cala, minuscola ma di grande bellezza. Il suo nome viene ricordato in due differenti versioni, la prima tramandata dagli abitanti della frazione Marina col significato di “ai piedi del cedro”, la seconda dai pescatori del Porto, che significa “ai piedi dell’arancio selvatico”.

Di recente è stata aperta qui un’attività turistica col nome di Cala del Cedro. Vogliamo sperare che i gestori dimostreranno di avere sensibilità verso la conservazione della toponomastica e della memoria storica della nostra Maratea ponendosi in prima linea per evitare che il nome della loro attività finisca per confondersi con quello della spiaggetta.

Calaficarra o ‘A Scala

È la più piccola delle spiagge poste sotto l’abitato della frazione Marina. Il primo nome è in realtà più che altro il nome della zona, col significato di “spiaggia del fico”, e si può trovare usato anche per indicare l’altra spiaggia più grande. Il secondo, molto raro e conservato per lo più dagli anziani, ricorda l’esistenza di una antica scala scavata nella roccia, distrutta da una mareggiata diversi anni fa.

A partire dagli ultimi anni del secolo passato, non si sa bene per iniziativa di chi, si prese l’abitudine di chiamare questa spiaggia “Marina piccola” e l’altra vicina, di cui sotto, “Marina grande”, probabilmente con l’idea di scimmiottare le famose località di Capri. Non risulta che tali nomi siano mai stati utilizzati in guide o carte turistiche, ma sono sfortunatamente riusciti ad attecchire non poco nella tradizione orale di Ma-ratea (fatta eccezione, per ovvi motivi, nello specifico caso della frazione Marina).

Santa Teresa

È l’ampia spiaggia sotto l’abitato di Marina, posta qualche metro più a sud della spiaggia di si è detto sopra.

Porticello

È un accenno di sabbia con molti scogli in un’insenatura sotto le case di Marina.

Costa tra MARINA e CASTROCUCCO

Valle dell’acqua

È una piccola spiaggia posta nell’incantevole seno di mare che si apre sotto il promontorio della torre Caina. Fino al 1806 segnava il confine tra il territorio di Maratea ed il feudo di Castrocucco.

Sotto l’orto

È una lingua di spiaggia con poca sabbia e molte rocce che dal promontorio della torre Caina scorre in direzione della Secca di Castrocucco. È così chiamata perché anticamente l’immediato entroterra era coltivato.

Secca di Castrocucco

Vera e propria «perla dentro la perla», è un insenatura di rocce, scogli e ciottoli di estrema bellezza riparata dal mare da un isolotto, tozzo e coperto da un bel ginestreto, chiamato u Tuppu.

Nelle antiche cartine e, ancora oggi, in alcuni documenti, viene chiamata anche “Marina di Castrocucco”. Era questo infatti il piccolo approdo naturale di servizio per il castello ed il borgo dell’antica Castrocucco, posti sul cocuzzolo che si alza alle spalle di questo punto della costa.

CASTROCUCCO

‘A Gnola

È la grande spiaggia che abbraccia tutta la costa presso la frazione Castrocucco. Il significato del toponimo non è noto.

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