Don Pietro

Nella vita del borgo del Porto di Maratea, abbiamo scritto, sia io che Aldo Fiorenzano,di vari personaggi carismatici che hanno attraversato la nostra giovinezza lasciando in noi,e non solo, ricordi indelebili . Sono venute cosi le storie di Padressalerno, l’Ingegnere, L’Architetto ecc. Pur con colpevole ritardo voglio ricordare adesso una figura che sicuramente trova la sua collocazione tra quelle che ciascun Portaiolo e/o Marateoto, parlando degli anni cinquanta – settanta, non potrà mai dimenticare. Sto parlando del dott. Pietro Mazzei, fu Francesco e Antonietta Santoro de Visco, nato a Maratea il 2 giugno del 1907, che per tutti era “don Pietro”.
Laureato in Medicina e Chirurgia, presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II” si specializzò successivamente in Pediatria. La sua carriera si è svolta prevalentemente nella cittadina di Maratea in cui è stato medico condotto ricoprendo altresì l’incarico di Medico delle Ferrovie dello Stato e di Direttore dell’ospedale.

A tal proposito si racconta di un episodio riguardante un suo paziente, Michele Lemmo, che svolgeva la sua attività di ferroviere in una squadra che si occupava della manutenzione della linea ferrata. Un giorno Michele si recò da Don Pietro, che abitava al Porto lungo le scale sopra ‘a putia ‘i Ndonialfieri, in quanto affetto da una forte tosse. La diagnosi fu di una forma seria di bronchite per cui gli fu prescritto riposo e cure per dieci giorni.
Dopo un paio di giorni, di ritorno da Sapri con il treno, Don Pietro ,tra gli altri operai dediti al lavoro sulla linea, vide anche il Lemmo. Avvicinatosi allo stesso gli chiese cosa stesse facendo là contravvenendo, di fatto, la sua prescrizione. Michele, messo alle strette, ammise che il capocantiere minacciando ritorsioni ,lo aveva costretto a riprendere servizio incurante del certificato rilasciato dal medico. Don Pietro chiamò il superiore del suo assistito e, apostrofandolo in malo modo, gli chiese con quale autorità si era permesso di richiamare in servizio l’operaio pur essendo a conoscenza del referto da lui redatto. Si dice che dopo qualche tempo il capocantiere fu trasferito in altra sede.

Il nostro medico era un gran lavoratore ed era sempre sensibile ed affettuoso con i suoi piccoli pazienti non esitando a raggiungere percorrendo spesso a piedi e in qualsiasi condizione climatica il capezzale di un suo paziente.
Per le visite non chiedeva mai alcun compenso ma ,tutte le famiglie, conservavano in casa una bottiglia di liquore (che nessuno poteva toccare) per offrirne un bicchierino all’amato medico.
Don Pietro si è spento nella casa del Porto il 25 ottobre del 1980.


Commenti

  1. Francesco Chiappetta ha detto:

    ricordo con piacere il carisma di un medico di elevata professionalità e indubbia maestria nell’esercizio dell’arte medica. Mia madre ripeteva sempre, quando le chiedevamo consigli per i nostri bambini che avevano la febbre: “Don Pietro dicì sempi ca ‘a frevi adda sfucà tre jurni. prima ‘i tannu non mi chiamasi”. Altro che immediato ricorso ad antipiretici e antibiotici vari (campo di elezione dei moderni medicaciucci).

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  2. aldo fiorenzano ha detto:

    Grande Don Pietro, abitava vicino casa mia al Porto e anche a Maratea centro. Mia madre era costretta a chiamarlo spesso perchè soffrivo di tonsillite acuta con febbroni da cavallo tanto che quando mi incontrava davanti casa che giocavo si meravigliava che fossi sfebbrato e mi invitava a mangiare se volevo evitare l’olio di fegato di merluzzo e mi diceva che le costole si contavano, tanto ero magro. Nonostante ciò non volle farmi operare di tonsillectomia dicendo che con lo sviluppo sarei guarito. Cosa che puntualmente avvenne…..

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