Alalunga
Da “āla”, pinna e “lŏnga”, lunga. E’ pelagico e veloce migratore. Si riproduce da metà luglio a metà settembre nell’area dello stretto di Messina. Uova e stadi larvali sono pelagici. Si nutre di pesci in genere, cefalopodi e crostacei planctonici. Il colore è simile a quella del tonno rosso, blu scuro sul dorso e bianco su fianchi e ventre. Questa specie viene attratta spruzzando acqua a pioggia dietro la poppa della barca. La carne è bianco rosea e non rossa, viene considerata migliore di quella del tonno rosso perché più magra. La carne si vende fresca ed in conserva.
Limongi Antonio
detto Taglacapu perché quando si macellava il maiale deputato al taglio della testa. Andava con Bifareddu a pesca di vope
a Santoianni . Viveva in un basso da solo e aveva, come comodino, una damigiana di vino a cui attingeva direttamente. Usava spostarsi lungo la strada che portava alla cantina di Virgiliu appoggiandosi ad una sedia che usava come bastone e su cui si sedeva, di tanto in tanto, per riposarsi. Una mattina fu trovato morto nel basso in cui dormiva.
Licasale Gerardo
detto Menzu Chilu Persona esile e minuta deve il soprannome alla Maestra ì Gnaziu . Quando andava alle elementari spesso non trovava posto nel banco. La maestra lo esortava a sedersi perché “ nu menzu chilu i cristianu “ poteva facilmente ricavarsi uno spazio.Emigrato in America del sud ,oltre ad avere una grande passione per la pesca (in particolare per la “minaita”) era bidello presso le scuole medie.
Leserre Luigi
detto zu Luiggiu per rispetto al grado di ex maresciallo della Regia Marina . Era un celebre bevitore di vino, tanto, da averne la voce tremolante e poco comprensibile da chi ne ascoltava i racconti. Non era un estimatore dei preti e soleva, imprecare tentando, inutilmente, di mordersi la punta del gomito del braccio destro dicendo: “furtuna ì Luiggiu!!!”, non capacitandosi del perché nella vita fosse stato o riteneva di esserlo, decisamente sfortunato. Era famoso perché era l’unico in grado di tagliare le trombe d’aria ( cudi ì zufuni ) che si dirigevano minacciose verso il porto. Per ciò usava un coltello con il manico d’osso facendo il segno di reciderla mentre pronunciava una formula magica segreta che poteva tramandarsi solo la notte di Natale a una sola persona per volta previo giuramento di mantenere per sempre il segreto.
Lemmo Raffaele
detto ù Ciucciàru perché lavorava come un mulo. Quando andavano nu sciavicheddu, vi era l’abitudine, tra una cala e l’altra, di riposarsi sulla spiaggia. Lui approfittava della sosta per andare a mungere delle mucche che pascolavano in prossimità della stessa, per poi portare il latte agli altri pescatori.